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Il minieolico: un mercato che gira - di Carlo Buonfrate, Presidente CPEM

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Appena pochi anni fa era del tutto imprevedibile che il mercato del minieolico, prepotentemente oscurato dall’affermazione di eolico e fotovoltaico di grande taglia, potesse registrare, a livello mondiale, i numeri impressionanti riportati dall’ultimo report Global Data. Partendo dai 728 MW, l’istituto di ricerca si spinge ad una proiezione di oltre 4,6 GW nel 2020, con un tasso di crescita del 22% annuo. Un business quantificabile in oltre 3 miliardi di dollari! La chiave del successo di questa forma di energia è da ricercare sicuramente nella capacità di generare energia in modo distribuito sul territorio, spesso come mezzo indispensabile per elettrificare aree, altrimenti irraggiungibili, di molti paesi in via di sviluppo.

Anche in Italia il settore dell’eolico di piccola taglia sta vivendo, negli ultimi anni, una stagione di forte crescita. In realtà, dopo l’introduzione della tariffa omnicomprensiva nel 2008, la partenza era stata stentata a causa della complessità dell’iter autorizzativo, male interpretato da certa pubblica amministrazione, nonostante l’impianto, volutamente semplificativo, delle procedure previste dalla legge nazionale. Alla farraginosità di alcuni meccanismi autorizzativi, si sono spesso aggiunti problemi derivanti dalla carenza delle reti elettriche nelle aree ventose del Mezzogiorno, stressate dall’impatto delle smisurate installazioni di campi fotovoltaici, ed ancora, una certa scarsità di offerta di modelli di aerogeneratori, a volte privi di standard costruttivi affidabili. Il settore, fino a qualche anno fa, veniva insomma percepito dagli investitori e, ancor peggio, dagli istituti di credito, come non ancora maturo ed affidabile.

Con l’approvazione del DM del 6 luglio 2012, nonostante un lieve ridimensionamento delle tariffe incentivanti, il minieolico iniziava finalmente la sua corsa rapida e sicura. Alla fine del 2012 erano attivi in Italia 356 impianti, con una potenza installata di 18,2 MW, in crescita di 8 MW rispetto al 2011. Numeri destinati ancora a crescere nel 2013, anno in cui le stime si spingono a parlare di oltre 30 MW di impianti installati.

I generosi incentivi introdotti nel 2012 e l’ampia scelta di modelli di aerogeneratori disponibili nella fascia da 10 a 60 KW, hanno richiamato l’interesse di investitori privati e di fondi di investimento medio-piccoli, che, fatto il pieno di progetti di fotovoltaico, hanno trovato nell’eolico di piccola taglia un’ottima e remunerativa opportunità di diversificazione del portafoglio di investimenti. Anche molti operatori del mondo agricolo o turistico-alberghiero hanno visto in questa nuova forma di produzione di energia, una modalità di investimento sostenibile, anche considerati i modesti importi dell’investimento, ed un’opportunità di miglioramento del reddito delle attività tipiche. Le multiformi caratteristiche del minieolico hanno fatto di questo settore un business facilmente adattabile non solo alle aree rurali ma anche a contesti parzialmente antropizzati, di molte regioni ventose del Centro Sud. E’ nata e si sta sviluppando in Italia un’industria del minieolico che ha già creato migliaia di posti di lavoro e che, partendo dalle soluzioni tecniche più avanzate, dispone di prodotti di buon livello qualitativo.

Ma, come spesso capita ai fenomeni di crescita troppo rapida, vista anche l’esperienza del fotovoltaico, non è insolito che un settore smarrisca per strada il senso della misura e la corretta cognizione delle regole, così che il rischio di una pericolosa deriva finisce con il compromettere le basi di quanto costruito fino a quel momento. Mi riferisco in particolare a rischi tecnici, finanziari, a fenomeni speculativi ed altri che, se non ben gestiti, possono minare i fondamentali della crescita anche di un settore promettente come oggi il minieolico. Già, perché se da una parte l’attuale impetuosa dinamica della domanda di questo settore ha consentito di far nascere, anche nel nostro Paese, una nuova filiera industriale di costruttori di turbine e di componentisti, che sono andati ad affiancarsi agli operatori storici del settore, dall’altra, l’assenza di regole e standard costruttivi ha permesso ad alcuni operatori privi di solide basi tecniche o a importatori senza scrupoli, di proporre sul mercato aerogeneratori di dubbia provenienza, poco o per niente affidabili, a prezzi particolarmente aggressivi. Si è venuta così ad alimentare una situazione di concorrenza sleale, lesiva degli interessi della nostra industria, dove gli operatori di macchine nuove o ricondizionate godono, nella stessa misura, degli incentivi statali.

Proprio l’attuale contesto in Italia, carente di regole in tema di standard costruttivi, di sicurezza, dove la veridicità dei dati prestazionali è a volte dubbia, rappresenta il principale fattore di rischio per il regolare sviluppo del nostro minieolico. L’ovvia conseguenza di questa situazione è la possibilità per qualsiasi costruttore estero di vendere ogni tipo di turbina nel nostro mercato, mentre le nostre buone imprese non sono affatto stimolate ad intraprendere percorsi di certificazione, così da non essere spesso preparate a competere su alcuni importanti mercati esteri del Nord Europa.

In questa direzione va letto lo sforzo del CPEM, maggiore associazione del minieolico che raccoglie al suo interno sia costruttori che produttori di energia, che mi pregio di presiedere, che, fin dalla sua fondazione, cerca di contribuire a disciplinare il settore anche con l’aiuto dei più autorevoli esperti scientifici, favorendo la diffusione di informazioni corrette, l’attività di formazione di tecnici preparati, stimolando le imprese costruttrici alla certificazione, quantomeno della curva di potenza.

Man mano che il settore dell’eolico di piccola taglia riuscirà a darsi norme rigorose e puntuali, gli investitori saranno invogliati ad investire, le banche più propense a valutare e finanziare i tanti progetti minieolici in corso di sviluppo in Italia, e l’industria nazionale sarà pronta a sostenere le inevitabili sfide globali all’orizzonte. Il minieolico è insomma una grande opportunità per il nostro Paese, un mercato ormai in movimento che deve continuare a crescere sul piano dello sviluppo tecnologico e della trasparenza delle informazioni, senza il rischio di battute d’arresto o di pericolosi strappi in avanti.

Carlo Buonfrate

Presidente CPEM

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